Genere horror: breve storia e guida alla scrittura

genere horror scritturaIl genere horror è uno dei generi narrativi più affascinanti, in grado di attirare a sé il lettore ma allo stesso tempo di respingerlo. Siamo tutti attratti dall’orrore, lo viviamo nel quotidiano, ogni volta che ascoltiamo o leggiamo una notizia di cronaca nera ne vogliamo sapere sempre di più.

Quello che però ci interessa quando cerchiamo dei racconti dell’orrore non è il mero gusto per il pettegolezzo o per l’orrido. Vogliamo provare quel brivido lungo la spina dorsale, la tensione che cresce, quelle piccole scosse di adrenalina che nemmeno i migliori video ASMR riescono a fornirci.

Siamo attratti dall’orrore perché possiamo provare emozioni che ci si augura di non provare mai. Ne siamo attratti perché l’horror ha una funzione catartica di esorcizzare le paure.

Oggi entriamo nella mente della mente del serial killer per una brevissima analisi sull’horror, dalla sua nascita nella letteratura fino alla sua comparsa al cinema. Vedremo poi un paio di consigli su come si scrive un racconto dell’orrore e perché, a mio parere, si tratta di uno dei generi più difficili da scrivere. Buona lettura!

INDICE

Le origini della letteratura horror

Gli uomini raccontano storie di paura sin dall’alba dei tempi. Tutte le leggende, le mitologie e le religioni hanno nelle loro storie un elemento che incute timore, uno spauracchio, qualche terribile presenza fisica che rappresenta la punizione per non aver ubbidito ai dogmi imposti dalla società.

Diavoli, giganti di ghiaccio, divinità malvagie, ogni popolo aveva il suo incubo. Questi elementi di terrore avevano due funzioni. Una era quella di creare divieti, di impedire agli uomini di compiere certe azioni, soprattutto in tempi molto antichi in cui non tutti avevano un sistema di leggi scritte. L’altra era quella di spiegare fenomeni, spesso riguardanti la morte o la malattia, che non era possibile spiegare razionalmente.

Col tempo e con la civilizzazione, alcuni di questi elementi hanno assunto conseguenze tragiche, pensate alla caccia alle streghe, altri sono diventati meri spauracchi per bambini, del tipo “se non mangi arriva il Bau Bau e ti porta via”.

Si inizia a parlare di vera letteratura dell’orrore soltanto dal 1764, quando Horace Walpole pubblica il primo romanzo gotico, Il castello di Otranto. Il romanzo gotico era così chiamato per via dell’architettura delle ambientazioni, chiese e castelli solitamente abbandonati, e vedeva giovani ragazze alla prese con uomini di potere, come nobili e uomini del clero, e con fantasmi o creature infernali.

Questo genere di romanzo è particolarmente importante per la storia della letteratura, perché oltre ad essere l’erede di quello che pian piano diverrà il romanzo horror, è anche la prima forma di letteratura di genere. Altri importanti romanzi gotici sono Frankenstein di Mary Shelley e Il Vampiro di John William Polidori, entrambi datati 1818.

A sancire il passaggio tra il romanzo gotico e quello dell’orrore arriva Edgar Allan Poe. Poe pubblica le sue opere tra il 1830 e il 1850 (approssimativamente, giusto per dare un’idea del periodo storico), ed oltre ad essere considerato il padre del genere horror, ha dato il via anche ai romanzi di genere poliziesco.

Nelle sue opere, Edgar Allan Poe canonizza quasi tutti quegli elementi che da quel momento in avanti diverranno archetipi del racconto dell’orrore. Assassini e omicidi, tortura fisica e psicologica, fantasmi e morti viventi, malattie e deformazioni, problemi psichici di varia natura.

A sopperire all’unica mancanza di Poe, ci pensa Howard Phillip Lovecraft, che introduce l’orrore cosmico e il terrore per l’ignoto, in particolare nel suo Ciclo di Cthulhu.

Lovecraft oggi è entrato pesantemente nella cultura di massa, tra film, libri, fumetti, videogiochi e giochi da tavolo sono davvero molte le opere che possiedono almeno un riferimento di tipo lovecraftiano inserito da qualche parte.

Eccoci dunque in tempi più moderni. La letteratura dell’orrore inizia ad avere una vera e propria ascesa intorno agli anni ’70, in particolare con due romanzi che come argomento hanno la possessione demoniaca. Rosemary’s Baby di Ira Levin e L’Esorcista di William Peter Blatty.

È da questi scrittori che nasce il maestro dell’horror moderno, Stephen King. Ad oggi King è ancora l’autore più popolare al mondo, con decine e decine di libri alle spalle e altri ancora in divenire. Senza dimenticare i successi cinematografici e quelli legati alle serie tv.

Dalla letteratura al cinema

Spesso tutto ciò che si trova al cinema ha origine nella letteratura. Eppure l’horror è riuscito a ritagliarsi uno spazio sulla pellicola in cui sviluppare sottogeneri di ampio successo che su carta stampata non esistevano.

È il caso di George A. Romero, regista a cui viene fatta risalire la nascita dello zombie così come lo intendiamo in tempi moderni. Lo zombie di Romero non è più un morto che si risveglia per spaventare una famiglia come poteva succedere nei racconti di Poe o Lovecraft.

Il morto vivente diventa una vera e propria calamità naturale, dando vita al tema dell’apocalisse zombie. Dopo La Notte dei Morti Viventi, datata 1968, la cultura pop sembra non poter più fare a meno di non-morti e simili che invadono il mondo e devastano la società così come la conosciamo.

Negli anni ’70, il cinema vede un’altra new entry tra i sottogeneri dell’horror, lo slasher. Prendendo spunto da Reazione a catena di Mario Bava, John Carpenter realizza Halloween – La notte delle streghe, dando il via ad una moltitudine di film incentrati su un assassino che fa a pezzi le sue vittime.

Il numero di titoli e di seguiti degli stessi basta a dimostrare il successo di questo genere che ribalta la prospettiva dell’orrore. Lo spettatore non tifa più per i sopravvissuti, ma per il maniaco omicida, e vuole vedere sempre più massacri. Questo non significa che lo spettatore sia un maniaco omicida. Io stesso metto lo slasher in cima ai miei generi horror preferiti eppure non ho mai fatto male ad una mosca.

L’ultimo sottogenere horror nato al cinema, e in questo caso destinato soltanto allo schermo, è quello del found footage. Finti documentari girati con la macchina da presa in mano al protagonista che ci offre una prospettiva in prima persone sugli orrori che accadono intorno a lui.

Il found footage nasce nel 1999 con il film cult The Blair Witch Project, diventato famoso anche grazie alla campagna marketing che oggi definiremo virale, in cui si spacciava il film per vere riprese fatte da ragazzini scomparsi nel bosco. A seguire sono nati film come Paranormal Activity, REC o Cloverfield. Peccato che questo genere risulti ormai saturo.

Come si scrive una storia dell’orrore?

Come ho scritto nell’introduzione all’articolo, trovo che il genere horror sia uno dei più difficili da scrivere, almeno per quanto riguarda la carta stampata. Se il cinema dalla sua può contare sulla presenza della musica e degli effetti speciali, il videogioco sull’interattività e il fumetto sulle immagini, i libri devono avvalersi del solo uso della parola scritta per terrorizzare il lettore.

Non è semplice riuscire ad incutere timore, se non addirittura paura, con la sola forza delle parole. Esistono però alcuni trucchetti che uno scrittore può mettere in atto, per riuscire nell’intento di far provare terrore e disagio nel lettore.

Prima di tutto, bisogna creare suspense. Se si riesce a portare il lettore in uno stato di tensione, qualsiasi cosa viene dopo può risultare spaventosa se presentata con le giuste parole e con i tempi giusti.

Per scrivere una buona storia dell’orrore, bisogna imparare ad utilizzare con strategia il ritmo narrativo. Pause frequenti, punteggiatura adeguata e periodi brevi sono essenziali per riuscire ad ottenere il giusto ritmo, che deve essere sempre molto lento. In certi casi questo ritmo potrebbe anche crescere improvvisamente, divenendo man mano sempre più veloce e sfociando in un colpo di scena.

Un altro trucco sta nella costruzione dei personaggi e degli ambienti. Il lettore dovrebbe riuscire ad empatizzare immediatamente con il protagonista, che a sua volta dovrebbe avere delle caratteristiche universalmente riconoscibili.

Immaginate una madre che va ogni giorno a riprendere il figlio a scuola che legge di una madre che va ogni giorno a riprendere il figlio a scuola, ma improvvisamente scopre che quello che ha ripreso non è veramente suo figlio.

Questo provoca paura nel lettore. Una situazione di normalità, una routine quotidiana, viene improvvisamente stravolta da qualcosa di inspiegabile e sovrannaturale.

Un buon scrittore di horror poi non dovrebbe mai sottovalutare il potere delle descrizioni. Enfatizzare i dettagli di un qualcosa di orribile può suscitare disgusto nel lettore, ed è proprio ciò che un buon racconto dell’orrore dovrebbe fare. Attenzione però a non abusarne, un fantasma, o una creatura orribile e deforme, non dovrebbe mai essere descritta minuziosamente in ogni dettaglio, altrimenti verrebbero meno la magia del mistero e il terrore dell’ignoto.

Non dimentichiamoci anche che del punto di vista. Narrare in prima persona o in terza con un narratore interno è il metodo più facile per far immedesimare il lettore con il protagonista e farlo entrare in contatto con gli orrori che si aggirano tra le pagine del romanzo.

Oggi spaventare risulta sempre più difficile, e per farlo si ricorre a storie di fantasmi o alla fragilità della psiche umana.

Carature sovrannaturali come vampiri e licantropi non spaventano più come una volta, e ormai sono rilegate al sottogenere del fantasy definito paranormal romance.

A rovinare questi mostri in un certo senso è stata la logica. Un tempo le persone si spaventavano più facilmente. Bastava uno squalo per creare terrore. Oggi tutti sanno dove è possibile trovare uno squalo, e anche lì dove vivono è possibile farsi il bagno in sicurezza. Il “mostro marino” che ha lanciato la carriera di Steven Spielberg, oggi non farebbe paura neanche a un bambino (ma resta comunque un’ottima storia).

 

 

 

 

 

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